Mia figlia, don Chisciotte

Rassegna Stampa

Ho appena finito di leggere, d’un fiato, un libro bellissimo. S’intitola “Mia figlia, don Chisciotte”, l’ha scritto un amico che si chiama Alessandro Garigliano. Ma il libro non è bello perché lui è un amico. O forse sì, un po’ anche per questo. E’ avvincente e buffo, straniante e commovente, di una leggerezza trasognata, tramato di struggente e fragile umanità e allo stesso tempo impreziosito da una riflessività mai scontata o naif. Tutto questo perché è, allo stesso tempo, un romanzo e una favola, una guida alla paternità esemplare, un saggio pieno di intuizioni acute e raffinate sul più grande romanzo di tutti i tempi e di tutte le letterature, il paradigma di un modo diverso di fare critica, liberata dalle convenzioni e dalle pastoie metodologiche dell’accademia e restituita a una funzione altra, quella di poter essere ANCHE affabulazione, e non solo sovrastruttura. Me lo aspettavo dall’autore, da decenni compulsivo lettore di Cervantes. Desideravo anzi che fosse esattamente così il libro, quando mi ha chiesto di leggerlo. E ora che l’ho finito spero che ne scriva un altro presto e che mi chieda di leggere anche quello. Ne parlerò con lui e con Nero Zuembè venerdì prossimo alla Feltrinelli di Catania.

  • Recensione: “Quanto è bello giocare a Sancio Panza” di Pietro Cheli su Amica (21/02/2017):

https://www.facebook.com/nneditore/photos/a.532006416941136.1073741828.531998946941883/896787553796352/?type=3&theater

  • Recensione: “Don Chisciotte non vuole andare all’asilo” di Cristina Taglietti su Corriere della sera – La Lettura (26/02/2017):

la-lettura

repubblica-palermo

Annunci