Italia-Uruguay: Il Calciatore dalla Triste Figura

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Questo articolo è stato pubblicato su minima&moralia

di Alessandro Garigliano

Ieri mi sentivo in una condizione eccellente per vedere Italia-Uruguay. Non mi sono mai perso, in realtà, un solo Mondiale di calcio. Smetto di leggere e di fare ricerche, sprofondo sul divano cercando di vedere quante più partite possibili. Non amo il calcio ma non lo odio, mi piacciono le passioni dispiegate ai massimi livelli. Non ho nessuna specializzazione e forse non godo nemmeno di qualità: vedere coreografie di ossessioni mi struttura. Mi appendo a qualità olimpiche parassitando vite monomaniache: l’idea fissa, penso sempre, avrebbe potuto salvarmi. Continua a leggere

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La responsabilità dei partiti e il sacrificio dei cittadini

Questo articolo è uscito su minima&moralia

di Alessandro Garigliano

Ho sentito spesso confondere la responsabilità con il sacrificio. La responsabilità che ognuno ha nei confronti  di se stesso consiste nella capacità di attuare il proprio desiderio, la più intima volontà personale. Significa riuscire a mettere in pratica parte di ciò che si è nel profondo, riportare alla luce pezzi di verità indistrutte.

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Le tolga le mani di dosso, presidente!

di alessandro garigliano

Finalmente ho sorriso. Non più indignazione, sentimento che ormai di frequente dissolvo nella disperazione. Ho di nuovo sorriso rivedendo una scena di Ritorno al futuro. Si vede apparire  McFly, George McFly, in un impeccabile smoking bianco, abbagliante, anni ’50. Siamo all’uscita della scuola per il ballo di fine anno e George ha un portamento nuovo.  L’avevamo sempre visto tremolante ripararsi contro i nemici, ma pavido anche nell’affrontare l’amore. Invece, adesso, sebbene si muova pur sempre dinoccolato, sembra cercare qualcosa. Non ha più lo sguardo smarrito sotto l’acconciatura brillantinata e geometrica, ora, pur non sapendo che direzione percorrere, nonostante si giri intorno privo di certezze, dà nettamente l’impressione di chi sa cosa vuole, di trovarsi al cospetto di un’emergenza inderogabile. Cammina e sembra un uomo.

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Nessun dolore

di Simona Carfì

Bisogna farsi una regola costante di criticar tutto e tutti,

prima di credere bisogna domandarsi sempre come primo dovere:

perché io devo credere questo?

Augusto Murri

Mi è stato chiesto di scrivere un pezzo sui vaccini. Ci ho pensato su parecchio. Non  riuscivo mai a mettere nero su bianco le mie idee, seppure queste mi fossero chiare. Penso di aver capito il perché. Nessun argomento come quello dei vaccini mette in evidenza la necessità che il genitore che si occupa del figlio sia un adulto “consapevole”.

Sui vaccini è stato scritto tanto, certo non abbastanza.

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Una canzone senza parole

di Simona Carfì

Il latte della madre non affluisce come un’escrezione,

ma è una risposta a uno stimolo e lo stimolo è la vista,

l’odore e la sensazione del bambino e il suo pianto

che segnala il bisogno.

Sono una cosa sola la cura della madre per il suo bambino

e l’alimentazione periodica che si sviluppa come se fosse

un  mezzo di comunicazione tra i due,

una canzone senza parole

D.W. Winnicott, 1987

 

Perché l’allattamento materno? Sul piano biologico la domanda è ridicola. E’ ovvio infatti che sia meglio nutrire il cucciolo d’uomo con il latte prodotto dalla femmina umana, piuttosto che dalla femmina bovina. Per precisione, mi pare utile far notare che nessun altro mammifero, eccetto l’uomo, nutre i propri cuccioli con il latte di un’altra specie.

Il latte materno è sempre l’alimento ideale per il bambino. Esso infatti contiene tutti i nutrienti di cui il bambino ha bisogno: proteine e grassi adatti al lattante nelle giuste quantità; lattosio, lo zucchero del latte; vitamine nella quantità adeguata, tanto che non è necessario fare delle integrazioni; ferro, quel che serve per non sviluppare un’anemia; acqua a sufficienza, cosicchè non è necessario darne dell’altra. Il latte materno, inoltre, contiene speciali anticorpi che proteggono il bambino dalle infezioni fino a quando non sia attivato il suo sistema immunitario.

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Il nome sulle cose

di Alessandra Lisini

"Wasn't it you posing on the right wing staircase?!"
"I wasn't "posing" - I was just - standing!"

foto di Lilia Migliorisi

Entriamo nei musei per controllare se abbiamo davvero fame. Quelli di arti applicate e quelli storici sono i migliori per capirlo, ed è un peccato che abbiano pessimi angoli ristoro o non li abbiano per niente. In compenso hanno piccoli bagni lindi e odorosi di essenze sintetiche.  Nei musei marittimi facciamo a sorpresa la pisciata più bella della nostra vita, tutto è perfetto e fresco, senza gocce sui pavimenti, senza carte sparse vicino ai cestini e immediatamente dopo di noi entra la donna delle pulizie.  Abbiamo la faccia di chi lascia le strisce di sterco sul water o è entrata per tamponare le gocce d’acqua dai lavabi, assicurare la chiusura del fasciatoio per i neonati, rabboccare il gel antibatterico nei dosatori da parete? Percepiamo il profumo di alcool e la voglia di igiene della signora, talmente petulanti che ci viene voglia non di gocciare ma di poggiarci per prova e per dispetto con le pudenda sulla tazza e non solo con le cosce, come peraltro ci è stato insegnato di non fare, e lasciare il marchio. I cani fanno lo stesso, appoggiando la zampa sul mucchietto di terra smossa sopra l’osso che hanno appena sepolto.

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Il 3 ottobre dei precari della scuola

di Angela Nicolosi

Appuntamento alle sei di sera venerdì, davanti a una stazione di Catania desolata, poiché resa inutile dal mancato arrivo dei treni. Il raduno è confuso, sotto tono, malinconico quasi: alcuni di noi a causa della sciagura di Messina non partiranno, mentre ognuno si chiede se sia opportuno farlo, alla luce della dolorosa tragedia. Io mi guardo intorno, saluto i colleghi della secondaria (alcuni conosciuti quando lavoravo ancora nella scuola, altri diventati cari in questi trenta giorni di occupazione del Provveditorato), e mi domando anche io se valga la pena di partire, con la prospettiva di un viaggio difficile perché la strada per Messina è bloccata, col rischio di affrontare la fatica per essere fagocitati alla fine dalla manifestazione per la libertà di stampa, ben più pubblicizzata della nostra per gli interessi diretti della stampa nazionale.

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